Francesco d’Assisi e la devozione all’Arcangelo Michele al Monte Gargano

Francesco d’Assisi e la devozione all’Arcangelo Michele al Monte Gargano

Francesco d’Assisi e la devozione all’Arcangelo Michele al Monte Gargano

(Stefano Colelli, 29-09-2025)

 

Il Memoriale in desiderio animae (1247) di frate Tommaso da Celano, scritto dopo il Capitolo generale dei Minori del 1244, evidenzia la convinzione di san Francesco che gli angeli siano costantemente accanto agli uomini come custodi, e ricorda la sua particolare devozione per san Michele Arcangelo (cfr Tommaso da Celano, Vita secunda beati Francisci, CXLIX). Frate Bonaventura da Bagnoregio, divenuto Ministro generale nel 1257, rielaborò in chiave più generica e teologica il testo di Tommaso da Celano, collocandolo in una diversa prospettiva devozionale nella Legenda Maior (IX, 3), dedicata al fervore della carità e al desiderio del martirio.

Le fonti più antiche non attestano un passaggio di Francesco d’Assisi al santuario del Monte Gargano. La prima menzione esplicita compare negli ultimi decenni del XIV secolo con Bartolomeo da Pisa (De conformitate vitae beati
Francisci ad vitam Domini Iesu), pubblicato nel 1510. Da queste opere trasse materiale Marcos de Lisboa con le sue Cronache (1557 in portoghese e 1581 tradotte in italiano). La narrazione venne ulteriormente ampliata con il primo tomo degli Annales Minorum del frate irlandese Luke Wadding, pubblicato nel 1625.

Al cistercense Ferdinando Ughelli, con il settimo tomo della sua Italia sacra sive de episcopis Italiae et insularum adiacentium (Roma 1659), si deve l’elaborazione conclusiva e più estesa del racconto dell’episodio, che lo colloca al tempo dell’arcivescovo Ugo, morto nel 1216. L’autore riferisce che Francesco evitò di varcare la soglia della grotta, ritenendosi indegno, e lasciò sulla roccia, con la propria mano, il segno di una croce a forma di Tau. Ughelli osserva che, ancora ai suoi tempi, i pellegrini potevano vedere tale segno e rivolgergli profonda venerazione.

Con l’opera del domenicano Marcello Cavaglieri, Il pellegrino al Gargano ragguagliato della possanza benefica di San Michele nella sua celeste basilica (Macerata, 1680), si giunge alla consacrazione conclusiva della tradizione agiografica garganica in epoca moderna.

Icona di rame dorato, bizantino-longobarda, raffigurante l’Arcangelo Michele (anno 700-899).
Prima raffigurazione esposta al culto.
Monte Sant’Angelo, Santuario San Michele, Museo devozionale.

 

Il culto di san Francesco a Monte Sant’Angelo ha radici antiche, testimoniato da un affresco del XIII sec. nella chiesa di Santa Maria Maggiore, tra le prime raffigurazioni del santo in Puglia. Per l’immagine che lo ritrae senza le stimmate, con la tonaca marrone e la corda con i tre nodi, va considerato il fatto che le rappresentazioni di Francesco d’Assisi stimmatizzate compaiono solo a partire dagli anni Trenta del Duecento.

La tradizione, inoltre, vuole che Francesco abbia visitato il santuario micaelico del Monte Gargano; ciò è ricordato nella grotta garganica da un altare a lui dedicato, collocato nella navata angioina sul lato destro della parete. Costruito in pietra locale tra il 1675 e il 1677, l’altare indica il punto in cui il santo avrebbe segnato un Tau, visibile oggi attraverso una finestrella centrale nel paliotto.

 

Immagine: San Francesco d’Assisi (affresco del XIII sec.), chiesa di Santa Maria Maggiore, Monte Sant’Angelo.

 

BIBLIOGRAFIA
Roberto RUSCONI, Francesco, gli angeli e l’arcangelo,  in Segni del francescanesimo a Bitonto e in Puglia, Atti del Convegno di Studi (Bitonto, 3-5 giugno 2011), a cura di Felice Moretti e Nicola Pice, Edipuglia, 2012, 88-97.

 

 

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