Il Servo di Dio don Alesandro di Troja nel bicentenario della sua ordinazione sacerdotale

“Don Alesandro di Troja, Servo di Dio”, 1801 – 1834. Olio su tela cm. 50×70 di Albert Edwin Flury, A.D. 2014. Torino, collezione G. D’Antino.

Don Alesandro di Troja, sacerdote secondo il cuore di Dio

Il 17 dicembre 1825, don Alesandro di Troja, figlio di Nicola e Petronilla d’Incicco, veniva ordinato sacerdote nella cappella del palazzo episcopale, all’età di ventiquattro anni, da mons. Andrea Portanova, vescovo della diocesi di Lucera. Il suo amico e biografo, il dottor fisico Francesco Saverio Lepore, racconta: «La prima Messa fu da lui celebrata nella chiesa di S. Caterina con straordinaria tenerezza ed amore, non volendo che dai suoi parenti si fosse fatta alcuna pompa. Per otto giorni consecutivi non si cibò d’altro che del solo Pane eucaristico degli Angeli, dicendo in famiglia che si sentiva sazio».

Un ministero breve, ma fecondo

Da quel giorno ebbe inizio un ministero sacerdotale durato solo otto anni, ma vissuto con tale fervore, profonda fede e totale dedizione al Vangelo, da lasciare un segno indelebile nella memoria dei lucerini.

Il popolo lo chiamava “don Santo” (don Sante, in dialetto), diminutivo popolare del nome Alesandro (con una sola s), segno della familiarità e della stima di cui godeva.

La devozione al Padre Maestro Fasani

Alla base della sua vocazione vi fu una profondissima devozione al Padre Maestro Francesco Antonio Fasani, illustre frate minore conventuale e gloria della Chiesa lucerina, «al quale voleva che tutti ricorressero per grazie; e per la beatificazione del quale introitò molte somme in limosine».

La rinuncia alla vita religiosa

Proprio per il legame spirituale che sentiva con il Padre Maestro Fasani e per seguirne più da vicino l’esempio di povertà, preghiera e carità evangelica, avrebbe desiderato entrare nell’Ordine francescano degli Osservanti, presenti a Lucera presso il convento di S. Maria della Pietà. Tuttavia, per spirito di obbedienza e amore filiale, accolse i voleri della madre e rinunciò alla vita religiosa; vestì la talare a diciassette anni e intraprese il cammino verso il sacerdozio nel clero secolare. Questa scelta, vissuta come autentico sacrificio, divenne per lui una via concreta di santificazione, segnata dalla fedeltà quotidiana e dal totale abbandono alla volontà di Dio.

Umiltà e carità pastorale

In molti si rivolgevano a lui chiedendo aiuto nelle necessità spirituali e materiali. Quando qualcuno si raccomandava alle sue preghiere, egli arrossiva e rispondeva con umiltà: «Chi son io? Ricorrete al Padre Maestro Fasani, che vi farà grazia». Le numerose grazie ottenute venivano da lui sempre attribuite alla potente intercessione del Padre Maestro, rifiutando ogni merito personale.

Testimonianze di grazie ottenute

Nell’opera Vita del Ven. Servo di Dio fr. Francesco Antonio Fasano da Lucera: predicatore, maestro e provinciale dell’Ord. de’ MM. Conventuali di S. Francesco (Lucera, Tip. S. Scepi, 1848), scritta da don Tommaso Maria Vigilanti, suo confessore, sono narrati alcuni episodi nei quali è menzionato l’intervento di don Alesandro, «già defunto con fama di santità e miracoli».

Sotto la data del 4 giugno 1833 si racconta che Pasquale di Troja, colpito da pleurite acuta, si ridusse in tale stato che in pochi giorni gli furono somministrati i conforti religiosi. Nonostante tutto sembrasse vano, si intensificarono le preghiere «al Ven. Fasano […] non solamente dalla sua famiglia, ma anche dal suo cugino sacerdote don Alesandro di Troja». Dopo un primo miglioramento, la malattia si ripresentò in forma ancora più grave. La madre del giovane, disperata, si rivolse nuovamente a don Alesandro, che la rassicurò più volte, dicendole di tornare a casa, dove avrebbe trovato il figlio ormai guarito. E così avvenne.

Un’altra grazia, datata 8 settembre 1833, riguarda Carmela Cassella, che, dopo quattro parti con esiti funesti, alla quinta gravidanza «raccomandossi al Servo di Dio don Alesandro di Troja lucerino, perché ne avesse pregato il Venerabile Fasano, suo special protettore». Giunto il momento del parto, don Alesandro le fece pervenire la sua risposta, assicurandole che avrebbe dato alla luce un figlio vivo e sano; e così ebbe finalmente la gioia di essere madre.

Un’eredità spirituale che parla ancora oggi

A due secoli dalla sua ordinazione sacerdotale, la figura di don Alesandro di Troja continua a parlare al cuore dei fedeli, indicando uno stile di santità umile, radicato nell’obbedienza, nella preghiera e in un amore fedele alla Chiesa e al prossimo. Nel ricordarlo, eleviamo con fiducia la nostra preghiera a Dio, affinché il suo esempio continui a guidare e ispirare sacerdoti e fedeli, e il suo percorso verso gli onori degli altari si compia fino alla proclamazione a beato da parte della Chiesa.

Servo di Dio don Alesandro di Troja, intercedi per noi in questi tempi difficili!

Walter V. M. di Pierro

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