SAN FRANCESCO ANTONIO FASANI, IL “PADRE MAESTRO” DI LUCERA: la Speranza Eterna del Santo della Carità e della Fede infuocata
In occasione del FASANI FESTIVAL e della Chiusura dell’Anno Giubilare, avvenuta sabato 27 dicembre 2025 con la Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da mons. Giuseppe GIULIANO, Vescovo di Lucera-Troia, pubblichiamo l’articolo di Giuseppe Pio PADOVANO sul Padre Maestro come uomo di speranza.
Il Padre Maestro di Lucera: La Speranza Eterna del Santo della Carità e della Fede infuocata
San Francesco Antonio Fasani, noto come il Padre Maestro qui a Lucera, è una figura molto amata e importante per la nostra città e per la Chiesa. Nato Donato Antonio Giovanni Nicolò Fasani, è stato un sacerdote appartenente all’Ordine dei Frati Minori Conventuali. Nacque a Lucera il 6 agosto 1681 e vi morì il 29 novembre 1742. Ricevette l’appellativo di “Padre Maestro” dopo aver conseguito il titolo di “Maestro in Teologia” ad Assisi nel 1709. Uomo di profonda cultura, ha messo la sua sapienza al servizio della predicazione, che rivolgeva in modo semplice e diretto al popolo. La sua vita fu un esempio di fede, carità e umiltà, tanto che a Lucera si diceva: “Chi vuol vedere come appariva San Francesco in vita, venga a vedere il Padre Maestro.” Dedicò la sua vita ai poveri e ai bisognosi (non esitava a privarsi della sua stessa veste per coprire un mendicante), agli ammalati e ai carcerati (in particolare i condannati a morte, che assisteva fino all’ultimo istante). Noto per la sua intensa vita di preghiera, il suo amore per l’Eucaristia e, soprattutto, per la profonda devozione all’Immacolata Concezione, tanto da essere autore di diversi “Mariali” (canti e scritti in onore di Maria). Viene anche invocato dai fedeli, in caso di siccità, per richiedere piogge abbondanti. Fu beatificato da Papa Pio XII il 15 aprile 1951 e proclamato Santo da Papa Giovanni Paolo II il 13 aprile 1986. Oggi è venerato nella Basilica di San Francesco qui nella nostra città, che è divenuta un Santuario meta di pellegrinaggi. La figura del Padre Maestro, incarna e diffonde la speranza, e questo si manifesta in modo concreto in diversi aspetti della sua vita e della sua spiritualità. La speranza è stata il dono più grande che il Padre Maestro ha offerto a coloro che incontrava: la sua carità instancabile per i Poveri e malati era un segno tangibile di prossimità e di vicinanza, che leniva la solitudine delle loro sofferenze. Vedere un uomo di Dio, dotto e stimato, privarsi dei suoi beni per aiutarli, rappresentava una speranza concreta, segno che la Provvidenza non li aveva dimenticati. Il Padre Maestro, inoltre, passava ore con i detenuti, in particolare con i condannati a morte nel carcere di Lucera. La sua presenza e le sue parole non erano solo di conforto, ma infondevano la speranza della misericordia divina e della vita eterna, accompagnandoli spiritualmente fino all’ultimo istante. Nei suoi scritti e nelle prediche, la speranza affondava le radici nella sua profonda spiritualità: nelle sue preghiere chiamava Dio con nomi pieni d’amore: “Sommo Amore, Immenso Amore, Eterno Amore, Infinito Amore.” Questa visione di un Dio puro Amore spingeva le persone a guardare oltre le loro sofferenze terrene e a riporre la loro speranza in Lui. Come ha sottolineato San Giovanni Paolo II nella sua omelia di canonizzazione, “la vita del Fasani è un’indicazione delle “vie della Vita””. Ha dimostrato che la santità, la pienezza della vita che non muore, è accessibile a tutti attraverso l’amore. Ancora oggi, il Padre Maestro è un simbolo di speranza per i fedeli. Viene invocato in momenti di grande bisogno materiale, come la siccità. I miracoli attribuiti alla sua intercessione legati all’acqua, simboleggiano la speranza che la preghiera possa ottenere l’aiuto della Provvidenza anche nelle necessità più pressanti e disperate. La sua fervente devozione a Maria Immacolata è un’ulteriore fonte di speranza. La Vergine, rifugio dei peccatori, è vista come una guida sicura per orientare la vita verso Dio. La speranza nel Padre Maestro non era un sentimento vago, ma una virtù attiva, manifestata nell’Amore di Dio e nella carità verso il prossimo. Un episodio che incarna in modo emblematico la sua vicinanza ai bisognosi e la speranza nella Provvidenza è quello legato alla Cisterna del Convento. Questo episodio lega strettamente la carità del Padre Maestro alla sua fama di “Santo della Pioggia” e di uomo di speranza. Lucera e l’intera Capitanata stavano vivendo un periodo di prolungata siccità. Le cisterne erano vuote, l’acqua era razionata e la popolazione, in particolare i più poveri, soffriva terribilmente. Il Padre Maestro, come era sua abitudine, distribuiva ai poveri tutto ciò che riceveva in dono. Non si limitava al cibo, ma anche a ciò che poteva alleviare la sofferenza, inclusa l’acqua. Una donna si recò al Monastero di Santa Caterina chiedendo acqua per il marito morente, ma le monache risposero che la loro cisterna era ormai completamente secca. La donna si rivolse con disperazione al Padre Maestro. Lui, con grande fede, si limitò a ordinare alle monache di attingere l’acqua “per ubbidienza”. Con loro grande stupore, la cisterna, precedentemente vuota, era di nuovo piena. Anche la cisterna del suo stesso convento era quasi a secco. Quando un confratello gli fece notare l’impossibilità di continuare a dare l’acqua ai poveri, il Padre Maestro, fidandosi totalmente della bontà di Dio, insistette affinché continuassero a condividere la poca acqua rimasta. Subito dopo, la cisterna si riempì prodigiosamente. Questi episodi sono un potente messaggio di speranza basato su due pilastri: la fiducia totale in Dio e la carità, per cui il Padre Maestro ha agito con la ferma convinzione che Dio non abbandona chi pratica la carità. Il miracolo non è stato solo far piovere (cosa che spesso avveniva dopo la sua preghiera), ma rendere l’acqua disponibile per atto di carità e obbedienza. E ancora la carità genera abbondanza: la speranza è ripagata solo quando si è disposti a condividere anche quel poco che si ha. La sua disponibilità a privarsi dell’acqua (il bene più scarso) per darla ai poveri è stata il “catalizzatore” della Provvidenza. È un obiettivo profondo e ammirevole. Imparare la speranza dall’esempio di San Francesco Antonio Fasani significa adottare non solo le sue virtù, ma anche la sua prospettiva spirituale sulla vita. Come gli insegnamenti del Padre Maestro sulla speranza. Il Padre Maestro non sperava in un “aiuto generico”, ma nell’Amore infinito di Dio. Questo significa che la sua speranza aveva il fondamento più saldo: la certezza di essere amato incondizionatamente. Per coltivare la speranza, bisogna concentrarsi sull’Amore di Dio piuttosto che sui propri meriti o sulla gravità dei problemi. La speranza è la fede che l’Amore vincerà. Infatti non aspettava che la situazione migliorasse per i poveri; offriva la sua stessa veste. Ai carcerati, portava conforto e dignità, credendo nella loro redenzione anche quando la società li aveva condannati. Il miracolo della cisterna è avvenuto solo quando ha continuato a dare l’acqua (il bene più scarso) per carità. La speranza più autentica si manifesta nel donare (tempo, risorse, attenzione) anche quando si ha poco. Se si vive per amore, si è certi che non mancherà il necessario, perché la Provvidenza interviene. E ancora, il Padre Maestro cercava rifugio e consolazione in Maria, si definiva il “peccatore dell’Immacolata” e le dedicò scritti e canti. Maria per lui era un porto sicuro, la Madre della Speranza. Avere una figura o un principio spirituale a cui aggrapparsi nei momenti di prova è cruciale. Questa devozione (a Maria e all’Eucaristia) diventa un’ancora che impedisce all’anima di farsi travolgere dall’angoscia orientandola verso la Salvezza. Nonostante la sua altissima cultura teologica, usò le sue conoscenze per predicare in modo semplice (spesso con “canzoncine” popolari) a chi aveva bisogno. Visse in umiltà e accettò con pazienza le fatiche del suo lungo ministero. La vera speranza richiede pazienza e umiltà. Pazienza nell’accettare le tribolazioni e umiltà nel mettere i propri doni (sapienza, tempo, talenti) al servizio dei più semplici. Solo l’umile accetta di dipendere totalmente da Dio per il futuro. In sintesi, la speranza di San Francesco Antonio Fasani era una virtù attiva, alimentata dall’Amore per Dio e tradotta in Carità per il prossimo. Chi vive così, non teme il futuro.
Giuseppe Pio Padovano
