Triduo per San Francesco d’Assisi: Fr. Marius-Petru BÎLHA – 1° Ottobre
Triduo in preparazione alla Festa di San Francesco d’Assisi – 1° ottobre
omelia di Fr. Marius-Petru BÎLHA
Lasciamoci provocare in queste sere di preparazione con il Triduo per la Festa di san Francesco d’Assisi dalle parole del Cantico delle Creature: «Laudato si’, mi Signore, con tutte le tue creature». Non si tratta solo di versi poetici, ma di parole di profonda fede. Francesco, ormai malato e quasi cieco, contempla con lo sguardo interiore la creazione e la canta come segno della bontà e della bellezza di Dio.
Fin dall’inizio, la Sacra Scrittura ricorda che tutto ciò che Dio ha creato è “cosa molto buona”: la terra, l’acqua, la luce, l’uomo e la donna sono dono, non possesso. Noi non siamo padroni del mondo, ma custodi della “casa comune” che il Signore ha affidato alle nostre mani. Come proclama il Salmo 24: «Del Signore è la terra e quanto contiene».
Papa Francesco, nell’enciclica Laudato si’, ci ammonisce: «Noi non siamo Dio». Eppure spesso ci comportiamo da padroni invece che da custodi, dimenticando che la terra e i poveri gemono, come ricorda san Paolo, feriti da questa crisi ecologica.
Il Vangelo ci invita a guardare i fiori del campo, che neanche Salomone seppe eguagliare in splendore. È lo sguardo della gratitudine e dello stupore, che oggi rischiamo di perdere. La tecnologia, con i suoi schermi sempre accesi, ci distrae: osserviamo più foto della natura sui cellulari che la natura stessa, rischiando di ridurre la bellezza a un’immagine consumata.
San Francesco, invece, ci insegna a guardare con gli occhi del cuore. Come dice il Piccolo Principe, “l’essenziale è invisibile agli occhi”. Per cogliere le tracce di Dio nel creato non basta vedere, bisogna contemplare. Dentro ogni creatura vi è l’impronta del Creatore, e l’uomo porta la Sua immagine e somiglianza. Ma per farlo occorre umiltà: riconoscerci creature e non padroni, piccoli davanti a Dio.
La memoria di oggi, che celebra Santa Teresa di Gesù Bambino ci aiuta a riscoprire la sua “piccola via”: vivere ogni istante come dono e offrirlo con fiducia filiale. La sua semplicità la unisce a Francesco: entrambi ci insegnano lo sguardo umile e riconoscente dei bambini. «Se non diventerete come bambini», dice il Vangelo di oggi.
Nella Regola non bollata, Francesco afferma:
«Restituiamo al Signore Dio altissimo e sommo tutti i beni e riconosciamo che tutti i beni sono suoi e di tutti rendiamogli grazie, perché procedono tutti da lui. E lo stesso altissimo e sommo, solo e vero Dio abbia e gli siano resi e riceva tutti gli onori e la reverenza, tutte le lodi e tutte le benedizioni, ogni rendimento di grazie e ogni gloria, poiché suo è ogni bene ed egli solo è buono» (XVII, 17-18).
La chiave è la restituzione: vivere la vita come dono, passare dalla pretesa alla gratitudine, dall’indifferenza alla custodia, dallo sfruttamento alla lode.
San Francesco ci insegna a dire “nostro” e “grazie”, per poter cantare insieme a lui con cuore libero e gioioso: «Laudato si’, mi Signore, con tutte le tue creature».
Immagine: San Francesco sofferente – Santuario di Greccio (tela incollata su tavola, XIII sec)